L'avevo sospettato già quella volta in cui Daniele e Fabrizio iniziarono a pedalare sul risciò prima che io salissi, lasciandomi perplessa, meditabonda e appiedata lungo i viali di Villa Borghese.
Questo terribile sospetto si insinuò ulteriormente anni dopo, quando iniziarono le telefonate di Bottega Verde; e permane, latente, ogni volta che una donna con ombrello e passeggino marcia nella mia direzione, con palesi intenti bellicosi, e prova in modo fintamente casuale a colpirmi con l'una o l'altra delle sue potenti armi nel momento in cui ci incrociamo.
Tuttavia, è solo ultimamente che questo orrido dubbio è divenuto certezza. È solo ora che posso affermare, con assoluta lucidità e con dati oggettivi alla mano, che un geniale gomblotto è stato ordito ai miei danni. Coinvolte, ahimé, sono le persone più insospettabili. Le più vicine. Le più presenti. Ma, proprio per questo, le più pericolose.
Io affermo qui, in questa sede, prima che sia troppo tardi, che mio fratello, con la complicità della nostra inquilina (o viceversa, ma questi sono dettagli), stia tessendo un diabolico piano per uccidermi.
Mi pare di sentirli, nell'oscurità del corridoio, celati allo sguardo della giustizia, buie macchie di malvagità, mentre sussurrano: "la faremo sembrare una cosa accidentale", "la polizia non lo scoprirà mai", "...tantomeno Jessica Fletcher" [quest'ultima frase devo ancora decidere chi sia dei due a pronunciarla].
Le tenebre sono loro alleate. I dizionari e il mio lavoretto dell'asilo gli unici, impotenti testimoni di quest'orribile macchinazione.
Naturalmente, a sostegno di questa mia tesi lasciate che riporti i fatti.
I due, devo dire, non sono particolarmente astuti, giacché scelgono sempre il medesimo momento per tendere i loro agguati: quando stendo i panni.
Evidentemente richiamato dalle endorfine che rilascio quando - con 4 gradi centigradi ed Eolo che soffia furente per spegnere le candeline contro la mia faccia - trotterello sul terrazzo con il catino che rigurgita lenzuola, camicie, maglioni (e, da qualche parte, la palla del detersivo), uno dei due è lì, nell'ombra, a osservarmi, attendendo il momento propizio per colpire.
Il primo episodio risale a un paio di settimane fa. Tornata a casa da lavoro - e credendo di essere sola - esco in terrazzo a prendere il catino dei panni. Rientrando, sovrappensiero come sempre accade alle menti brillanti, faccio un balzo trovandomi davanti lei, Inquilina, che con un sorriso che le va da un orecchio all'altro mi ha già apostrofata, con la sua voce squillante e trionfale: "CIAO FEDERICA!!!".
La mano sul cuore, le pupille dilatate, la osservo. Mi calmo, ricambio il saluto (ovviamente non con lo stesso immotivato entusiasmo). Me la lascio alle spalle, con una strana, indefinibile sensazione di pericolo.
Secondo, drammatico attentato. Domenica mattina. Io sto nuovamente compiendo questa nobile impresa del bucato. Ancora una volta, i miei pensieri volano leggiadri su ali pindariche, soffermandosi qui e là sui biscotti al cioccolato della colazione, sulla dose di rancore che dovrò riservare agli impiegati della Biblioteca Nazionale, su quella cosa troppo buffa che devo scrivere su Facebook.
Ed è proprio questo il momento in cui lei, sapendomi distratta, colpisce nuovamente. Inattesa, totalmente imprevedibile. L'ultimo dei miei pensieri. L'ultima delle eventualità. E risuona, fastidiosamente tonante ed euforico - in stridente contrasto con il pallido cielo mattutino e il mio ben noto umore sociopatico da "prima di colazione" - il suo:
- BUONGIORNO FEDERICA!!!!
Un balzo. La mano che va a stringersi il petto. Il respiro spasmodico. Mi volto. E lei è lì. Insopportabilmente euforica nel trovarmi alzata, evidentemente pronta a fare conversazione. Ma io so che, nel profondo del suo cuore, l'intento era un altro: costei mirava all'infarto.
Come spiegare altrimenti tanto ardore e tanto entusiasmo alle 7 di domenica mattina? La tesi delle pere di Red Bull è sempre validissima, si intenda, ma a mio avviso la sola Red Bull non porta a tanto. La fanciulla ha deliberatamente e platealmente voluto spaventarmi. Tant'è che, constatato di aver raggiunto il suo scopo, non mi degna di ulteriore considerazione e schizza via, infido folletto hipster.
Ormai il dubbio è insinuato. Tengo gli occhi aperti per non farmi cogliere nuovamente in fallo.
Ma commetto un errore, un errore enorme: non considero la connivenza di mio fratello in questa diabolica trama.
Sera. La lavatrice è in funzione. Inquilina mi chiede, con fare fintamente innocente, se può fare il bucato. Nella mia ingenuità, le rispondo che ciò non è possibile, dato che, come il suo udito dovrebbe suggerirle, la lavatrice è già in funzione. Ma lei insiste, subdola, con gli occhioni imploranti da gatto che ha fame: "E dopo?". L'infida creatura vorrebbe forse che la sottoscritta, alle 23, uscisse in terrazzo a stendere i panni, sì da svuotarle la lavatrice?! Aristonia di Zerocalcare non le ha insegnato forse nulla?!
Non mi lascio gabbare [lo so lo so, è una parola bellissima e immeritatamente poco utilizzata]. Le rispondo che sto andando a dormire e che la mattina seguente avrebbe potuto fare la sua lavatrice.
Ingenua, stolta Pazzina! Ella sapeva! Tutto, tutto fu previsto da quella diabolica mente elfica.
La mattina dopo infatti, mentre sono intenta a stendere un asciugamano e nel contempo a riflettere sulla situazione sentimentale di Tizio e Caia, ecco lui, l'infido traditore, sangue del mio sangue, che sferra il suo attacco. Sbucando dal nulla, esordisce baritonale:
- AH LO SAI CHE POI [seguono parole che non colgo, intenta a provare a finire il mio "IIIIIIIIII!" di terrore].
Subito dopo, il Grande Fratello striscia via, sinuoso come un tricheco, soddisfatto della riuscita della sua missione.
"Il suo cuore non reggerà a lungo", mi sembra quasi di udire il suo pensiero.
Nello stesso istante, dalla penombra della sua camera, emergono socchiusi gli occhi di Inquilina. Ella si sfrega le esili manine da Trix e sussurra, con voce flebile e inquietante: "molto bene. La mia ottusa pedina esegue correttamente gli ordini. In men che non si dica li avrò gabbati [eh sì, anche lei usa sempre questa parola meravigliosa] entrambi e Casa Pazzelli sarà finalmente miaaaa (muahuahah)".
Non farti gabbare, Paz! Non farti gabbare...
RispondiEliminaAahahah mi sto cappottando dal ridere!!!! In maniera del tutto disinteressata, Frauchen, spero che il tuo povero cuore regga ancora abbastanza da scrivere altri post così! :P
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