- Guardiamo Frozen?!? - La richiesta viene da Terry, tre anni e un viso da bamboletta [n.d.P. Per tutelare la loro privacy, le due bimbe avranno fittiziamente i nomi delle miticissime gemelle Terry e Maggie, in grado di andare "qua e là senza viaggiare" soltanto prendendosi per i mignolini].
Due enormi occhioni color nocciola pieni di speranza mi vengono puntati contro. Decisamente, Terry gioca bene le sue carte.
Sia chiaro, io non ho nulla contro Frozen. Anzi. Ammetto che potrei averlo visto al cinema, lo scorso dicembre. Potrei anche averlo guardato nuovamente all'arena estiva. E poi rivisto su Sky a settembre. Due volte.
Dopo notevoli sforzi, sono persino riuscita a imparare a memoria il testo di All'alba sorgerò, palesemente concepito per non essere memorizzato e perversamente fatto fruire a un pubblico la cui età media si aggira attorno agli otto anni (la drammatica scena di una frustratissima Maggie che, a quattro anni, prova a ricordare espressioni come: "la neve copre tutto col suo oblio" o "il mio pensiero cristallizza la realtà" è dolorosamente scolpita nella mia mente. Come del resto la patetica scena di me che provo a spiegarle cosa significhi "cristallizzare la realtà").
A ogni modo, Frozen mi piace. Sovverte il ruolo della principessa nella tradizione Disney, ribalta la concezione dell'amore (il primo non è per forza quello giusto), valorizza l'emancipazione femminile e l'affetto famil...Vabbè, mi piace e basta. Ma guardarlo inesorabilmente, giorno dopo giorno, "giochiamo insieme dai" dopo "giochiamo insieme dai"... Come dire... Sta incrinando qualcosa nei miei (pur profondi) sentimenti.
Sto dunque per proporre una valida alternativa a Terry, quando Maggie, con la saggezza dei suoi quattro anni e la curiosità scientifica di chi anela a sperimentare sempre il nuovo, mi precede imperiosa:
- Noooo e basta co' sto Frozen! - tenera, delicata Maggie. Non avrei saputo esprimere meglio il concetto. Per rafforzare la validità della propria posizione, Maggie lancia quindi alla volta della sorellina la sua bambolina di Bloom [nota di disambiguazione per i figli degli anni Ottanta: Bloom è una delle Winx, un Club di ragazzine pseudo-streghe che vanno in giro in zatteroni e minigonne, hanno poteri magici equivoci come quello della "Grande Fiamma del Drago" e abitano in un paese il cui nome ricorda quello di una nota discoteca romana].
Arrivata dunque Bloom a destinazione, Maggie si volta verso di me:
- Fedeee, guardiamo Sailor Moon? Papino me l'ha messo sull'iPad! Mammina mi ha anche fatto i codini come lei!
A questo punto, consentitemi due brevissime considerazioni.
Anzitutto, applauso per Mammina e Papino, che tentano di supplire alla passione delle figlie per le Winx mediante un'educazione cartonesca anni Novanta di primissima qualità.
In secondo luogo, una riflessione ben più importante. È una confessione che faccio a malincuore e un po' vergognosamente, ma si sa che il primo passo per superare un problema è ammetterne l'esistenza. Orbene: io non so usare l'iPad. Assistere impotente alla vista delle piccole, agili dita di Terry e Maggie che sfogliano pagine, ingrandiscono riquadri, fanno scorrere immagini, rimpiccioliscono schermate e sentirmi come Zoolander nella nota scena del computer [per i profani: un minuto di vergogna e poi cliccate qui] e dover poi io stessa, chiamata in causa, trafficare con quell'aggeggio, è per me estremamente avvilente.
Mi trovo quindi, e non solo per una questione di par condicio, a bocciare anche la proposta di Maggie.
A quel punto però Terry, che si è ricordata che una Bloom qualsiasi ha osato gettarlesi addosso e, con la veemenza che solo una bambolina Winx potrebbe avere, colpirle una gambetta con la parte più morbida del suo fashionissimo vestitino, decide di mettersi a piangere. E di farlo in pompa magna, come si conviene in sì delittuose circostanze. Ormai conosco lo schema: tutto inizia con un tremito al mento, seguìto a breve distanza dall'arricciamento delle labbra. A questo punto possono partire le lacrime, che in genere scendono copiose nel giro di dieci, quindici secondi al massimo.
Settimane di esperienza con Il Momento del Pianto mi hanno dato alcune, basilari indicazioni su come agire: non prenderla in braccio; non provare a coccolarla; non cedere al capriccio. Mantenere un contegno fermo, composto e maturo, da persona che ha visto tanti Momenti del Pianto e ormai si è fatta le ossa.
Ma Terry è un'esperta del melodramma e conservava il suo asso nella manica per ultimo. Ella sa come incrinare il mio algido cuore di baby sitter. Ed ecco che scaglia la sua arma più efferata, quella che commuoverebbe anche Scrooge: il "Voglio Mammina".
Sto per cedere all'umiliazione di Sailor Moon sull'iPad, quando arriva. Del tutto prevedibile ma sempre efficace: "Voglio mamminaaaa...". L'intonazione è perfetta, la mimica del volto eccezionale. Terry è davvero una professionista, devo concederglielo.
È fatta, ha vinto. Sono intenerita da morire e già pronta a fare tutto ciò che la mia piccola Misz Roszella mi chiederà, quando Maggie La Saggia interviene in mio soccorso: "E basta dai! Scusami!". In men che non si dica le è accanto, la abbraccia forte e le stampa un bacio sulla guancia rossa e gonfia. Ecco, è per momenti come questo che il lavoro di baby sitter, insieme a quello di addestratrice di panda e di sceneggiatrice de La signora in giallo, è in cima alla mia top ten di lavori ideali.
Terry sorride, soddisfatta. Decide che ha pianto abbastanza. Si rivolge adorabile alla sorella:
- Giochiamo alla Scuola delle Principesse?
- Ok, però facciamo che eravamo delle principesse streghette?
- Sììì!!
A questo punto, il protocollo prevede il mio intervento: - Federicaaaaaa! Ci metti i costumi da principesse peppiacere...?
Ed eccole lì, vestite da Aurora e Cenerentola, con i peluche a interpretare gli alunni, due pennarelli (rispettivamente nei ruoli di Gessetto e Bacchetta Magica - ricordo infatti che trattasi di una scuola di principesse streghette) e dei banalissimi fogli A4 su cui "scrivere" la lezione.
A un tratto, Terry lascia la propria classe e corre verso di me. - Un bazetto e un abbrazzo! - La riempio di baci e abbracci e la rispedisco a giocare. Tenere, dolcissime bambine. Perché in fin dei conti l'infanzia è anche il capriccetto e il Momento del Pianto, la bambola tirata e la fissa per un solo cartone animato, ma poi (merito proprio di Frozen?) l'affetto che lega le due bimbe prevale e, pur nell'ingenuità dei loro anni, dimostrano una maturità incredibile e riescono subito a fare pac...
> CRASH!!!! <
- AAAAAHIAAAAAAA!!!!!
...Ecco. Appunto.
Questa storiella, che unisce tra loro in modo casuale alcuni ricordi simpatici, è dedicata ad A. e L., le bimbe a cui ho fatto da baby sitter in questi due mesi.
Ciao bimbe belle. Vi volevo già bene dopo due minuti che vi conoscevo. Ora mi sento un po' come Mary Poppins quando, parlando con il manico del suo ombrello, nega di essersi affezionata a Jane e Michael. Ma tutti sanno benissimo che non è così.

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