Come molti di voi - collocati nella dolorosa intersezione tra il mio egocentrismo e la mia arteriosclerosi - mi avranno a più riprese sentito logorroicamente raccontare, il 13 febbraio sarebbe stato il giorno nel quale si sarebbe perpetrato questo delittuoso atto ai danni del mio frenulo labiale. Inferiore, per la precisione.
Ora, dovete sapere che il frenulo è (al secondo posto dopo l'ombelico) la parte più disgustosa del nostro corpo. Si tratta di quel repellente filetto che si tende quando tirate su la lingua, per capirci. Altri frenuli sono collocati dietro le labbra (e anche altrove ma, come direbbe Ende, «questa è un'altra storia, e si dovrà raccontare un'altra volta»). Quello che interessa a noi, per l'esattezza, è il frenulo dietro il labbro inferiore. Ecco, voi ce l'avete, io non più.
Ho dovuto levarlo in via preparatoria a un altro piccolo intervento che devo subire a marzo, ma non è questo per il momento a interessarmi. Ciò su cui vorrei brevemente fermare la vostra attenzione, se avrete la bontà di leggere questa lamentazione, sono le dinamiche che mi hanno portato, in queste poche ore, ad avere un frenulo in meno.
Anzitutto, occorre premettere una considerazione sul lato psicologico della questione: come accennato, il frenulo è davvero disgustoso. Non sai di averlo, finché non ti dicono che devi levarlo. Allora inizi a farci caso, a sentirlo, a figurartelo che si tende arroganteamente ogni volta che parli, ridi, mangi. Il collante della tua bocca. Ciò che impedisce al tuo labbro inferiore di srotolarsi come una pergamena.
L'idea di averlo mi repelleva come l'idea di esserne privata. Se abbiamo i frenuli, un motivo ci sarà. Forse è la vera ghiandola pineale dei nostri giorni, l'unione simbolica e filamentosa di mente e corpo, linguaggio e labbro; forse è la sede dell'anima, e la parte delle nostre spoglie mortali destinata a risorgere a nuova vita.
Chi siamo dunque noi, stolti e tronfi esseri umani, per decidere di privare un nostro simile di un filetto sì prezioso?
Eppure, nulla valse il buon senso delle mie argomentazioni. Avrei dovuto trascorrere gli anni che mi rimanevano senza un frenulo.
Eccomi dunque, nello studio dell'ortodonzista (o ortodontista, nessuno ha mai sciolto il mistero), a firmare un modulo in cui accondiscendo a rinunciare alla patria potestà su Frenulo.
- Hai particolari patologie cardiache? - mi chiede distratto l'ortodon...ista, scribacchiando.
- No... A parte un ritardo destro al cuore, ma vabbè...
Alza immediatamente lo sguardo su di me, facendosi subito attento.
- Un che...?
- Ehm... un ritardo ventricolare nella parte destra, ma non succede nulla, è solo fatto così, una mia amica che è medico ha dett...
Non mi lascia finire, e annuncia trionfale, col tono di chi ha capito perfettamente il problema: - Allora ok, ci vuole l'antibiotico!
Mi lancia in bocca una granata di Augmentin, dopodiché, evidentemente persuaso che il mio cuore avrebbe retto all'idea di avere un frenulo in meno, mi informa che possiamo cominciare questa pratica disgustosa del taglia-e-cuci.
Si parte con settordici iniezioni di anestesia. Pausa di chiacchiere in cui narro di Grotte Celoni, questo luogo mitologico collocato tra Torre Gaia e la Terra di Mezzo, nel quale ho avuto modo di recarmi l'altra sera. L'ortodontztzista ascolta interessato, sorridendo, mentre riprende a ravanarmi con fare sicuro in bocca con i suoi attrezzi da ortodonzzdsdkta. Dopo pochi minuti annuncia, soddisfatto: - Fatto!
Io, incredula, facendo per alzarmi: - Già fatto?! Ammazza oh, beh allora grazie eh, ciao a prest...
Alcuni testimoni narrano di aver udito risa fragorose provenire da Furio Camillo, verso le 10.30 di questa mattina.
- Uahuahauah! Io intendevo che ho fatto l'anestesia!
- Aaaahh... Mi pareva troppo bello.
Ancora risate. Si ride, si ride molto. Vengono chiamati in causa altri due colleghi ortod...isti, ai quali viene prontamente raccontato l'episodio, mentre il mio bravissimo e dolcissimo medico mi massaggia il labbro per saggiarne la sensibilità.
- Ok, possiamo cominciare. - Così dicendo, prende coltello e forchetta (ok forse non era proprio una forchetta) e io a quel punto chiudo gli occhi. "Ho speraaato molte volte in qualcooosa per me..." canticchio mentalmente, pur di non pensare. Lo sento però che taglia, con un movimento che ricorda esattamente quello del tagliare una fettina di carne. Forse in realtà vuole mangiarmi, penso. La frenuloctomia era solo un astuto espediente per attirarmi qui. Ma quanto dura? Voglio andarmene!
Apro gli occhi, tesa e tremante. Incontro il suo sguardo. Mi strizza l'occhio per rassicurarmi. Ed è subito poesia, perché nella mia mente le persone che fanno l'occhiolino sono sempre speciali.
Attendo dunque, un pochino rasserenata, di venire tagliata e ricucita.
Dopo avermi ripulita dalle ultime tracce di sangue (giuro, sembrava un film splatter), l'ortodentista mi chiede, molto carinamente:
- Eri agitata eh? Ti faceva tumtum il cuore e ti è uscito tanto sangue...
Forse.
O forse, più probabilmente, mi aveva appena privato della parte vitale del corpo umano e stavo per morire dissanguata, come Robin Hood nel convento dopo il salasso.
Con questo spirito ottimistico e fiducioso, lascio dunque lo studio.
Mi aspetta una giornata intensa, in cui incontrerò tante persone a cui imporre le drammatiche vicissitudini del mio frenulocidio. Amici, parenti, docenti. Nessuno può sfuggire la mia voglia di lagnarmi.
"...E, se poi non bastasse, potrei sempre scriverlo sul blog".
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