xmlns:b='http://www.google.com/2005/gml/b' xmlns:data='http://www.google.com/2005/gml/data' xmlns:expr='http://www.google.com/2005/gml/expr'xmlns:fb='http://ogp.me/ns/fb#' xmlns:og='http://ogp.me/ns#'> Lo spazio di Paz: Io no spik cinese. O: di azioni sconsiderate e turpi incomprensioni

mercoledì 6 maggio 2015

Io no spik cinese. O: di azioni sconsiderate e turpi incomprensioni

Un breve antefatto. Che non vuole minimamente deresponsabilizzarmi, nella mesta vicenda che mi appresto a riportare, ma solamente contribuire a ricostruire le mie contorte dinamiche mentali nel modo più fedele possibile.
Ora, come molti di voi sapranno, da luglio 2014 ho deciso di farmi crescere i capelli. Non molto. Un caschetto. Perché Forum al Femminile dice che quest'estate andrà tanto, e allora io è dall'anno scorso che provo ad averlo. Il fatto è che arriva un momento in cui i capelli, crescendo, perdono il taglio che avevano originariamente, ma sono ancora troppo corti per ambire ad averne un altro. A dicembre, l'insostenibilità emotiva della questione mi aveva portato a ri-tagliare tutto. Ho quindi pazientemente ricominciato da zero l'impresa, e ho resistito con tenacia per quattro, lunghi mesi. 
Poi sono riprese, subdole, dapprima impalpabili e poi sempre più nitide, le ben note insoddisfazioni, le quotidiane misurazioni dei mm di crescita della chioma, le desolate ricerche su Google Immagini di tagli per i quali i miei capelli fossero sufficientemente lunghi. 
Fin quando, una decina di giorni fa, le nubi parvero rischiararsi. Avevo visto questa foto:




Perfetto! Era lui. I capelli ci arrivavano, e la forma ricordava vagamente quella del caschetto. Una volta avuto quel taglio, non avrei più dovuto seguire costantemente e con apprensione la crescita delle mie chiome, perché Loro avrebbero già avuto la forma che desideravo. Ottimo. Ora, trattandosi di un'acconciatura "di transizione", non intendevo spenderci una fortuna. 

Questa esigenza ha segnato l'inizio della fine.

Eppure, a mia parziale discolpa posso dire che avevo studiato la cosa nei minimi dettagli. Non nutrivo (quasi) dubbi sulla bontà della mia scelta, sulla robustezza della mia trovata: andare dai cinesi
Naturalmente, con metodo scientifico e confidando per natura e studi sul valore della testimonianza altrui, ho iniziato a documentarmi sulla quotazione di cui godeva la maestria cinese in fatto di capelli. L'attendibilità di Forum al Femminile e di Yahoo Answers, che nessuno oserebbe mai mettere in questione, mi aveva portato a formarmi un'opinione ben chiara e strutturata: 
1. Dai cinesi non si possono fare tinte o colpi di sole, perché  i cinesi risparmiano sui prodotti - Bene, non mi occorre, devo solo tagliarli.
2. I cinesi sono fenomenali esecutori di tagli: voi date a un cinese (non uno qualsiasi eh, prima assicuratevi che sia anche parrucchiere) la foto di un taglio di capelli, e lui riprodurrà quel taglio sulla vostra testa. Garantito. Infallibile. 
3. Il problema dei saloni di parrucchieri cinesi è che non sempre capiscono bene l'italiano, ma con sottomano la foto del vostro look ideale, nessun problema. Loro osservano e, zac zac, con le loro piccole e agili manine cinesi, eseguono. Nessuna libera iniziativa, nessun consiglio spassionato, nessun futile convenevole. Perché il motto dei cinesi è: velocità, efficienza, quantità. 

Eccomi dunque, impavida e incurante dei moniti delle mie amiche Arpie, nell'unico salone cinese di cui fossi a conoscenza, in via Baldo degli Ubaldi. 
Entro senza essermi fatta precedere da una prenotazione (perché i parrucchieri cinesi non credono in questi stereotipi alto-borghesi: dai parrucchieri cinesi non ci si prenota; si va) e, investita dal familiare rumore dei phon e da una gradevole musica pop cinese, chiedo educatamente, a quello dei tre che mi sembra il Capo, se posso fare un taglio e una piega. 
"Sì." 
Efficienza, velocità, nessun futile convenevole: tutto l'esprit cinese racchiuso in una sillaba.
"Molto bene, la ringrazio. Quanto occorre aspettare?"
"Niente, niente! Lavaggio!".
Questa interazione così insistentemente inarticolata inizia a far germogliare il seme del timore che già l'autorevolezza di Forum al Femminile e Yahoo Answers aveva piantato in me: l'incomprensione linguistica.
Mi siedo dunque, più titubante di com'ero entrata, al lavaggio. Alle mie spalle, Silenzio ed Efficienza iniziano a impastare i miei capelli. Attorno a me ferve un concitato dibattito cinese, in cinese. Le altre (due) clienti sfogliano riviste lasciandosi stirare i capelli, imperturbabili. Dal canto mio, tendo le orecchie pronta a captare un qualsiasi segnale, un cenno, una sillaba, cui poter e saper rispondere in modo appropriato. Non sono consapevole della mia apprensione sin quando non mi rivolgo con un cordiale "prego?" al risoluto "sgourgleghgh..pot" che lo scarico del lavandino ha appena emesso, portando via lo shampoo e quant'altro era stato applicato sul mio cuoio capelluto. 
Fortunatamente, la consapevolezza di avere nel mio cellulare una foto da esibire, all'occorrenza, per spiegare come voglio i capelli mi rassicura. Cosa c'è di più immediato di un'immagine? Quel che non può il linguaggio, può l'indicazione, e la mia preziosa foto parlerà per me. La mia unica perplessità è che pensino che voglio farmi bionda, ma, improvvisamente ottimista, confido nel fatto che mi accorgerei se iniziassero a spalmarmi qualcosa sui capelli. 
In men che non si dica (velocità, efficienza, zac zac!) mi ritrovo al momento tanto temuto: un cinese alto e sparuto mi avvolge con uno di quei cosi che ti mettono i parrucchieri (ho appena realizzato di non sapere come si chiamino... I cosi, non i parrucchieri. Dei parrucchieri, con impegno, costanza e con l'affetto che solo il tempo può far maturare, sono riuscita a memorizzare alcuni nomi) e afferra le forbici. Con prontezza e sangue freddo, prendo il controllo della situazione:
"Aspetti, non le ho ancora detto come li vorrei..."
"Ah!"
"Eh..."
Estraggo la mia foto, orgogliosa di essere evidentemente appena riuscita a sventare un insano gesto da parte di quel cinesino allampanato. Lui la osserva mezzo secondo e procede, con aria consapevole. Mi sento improvvisamente rilassata e divento ciarliera: "Sa, li sto facendo crescere ma adesso sono in quella fase antipatica in cui non hanno forma... Per questo ho scelto quel taglio, che ha già embrionalmente [esatto, temo di aver detto proprio "embrionalmente"] la forma del caschetto... Ah, che pizza passare dal taglio corto al medio, eh?"
"Eeh..."
"La trovo solidale, vedo che mi capisce. E' già la seconda volta che provo a farli ricrescere... Ma stavolta sono più determinata che mai!"
"Ah-ha..."
Uhm... Non è di molte parole, l'allampanato cinesino. Ma d'altronde, si sa: efficienza, velocità, zero convenevoli e via. Zac zac. Rinuncio ad allietare questo momento con la mia conversazione garbata e leggera e inizio a sfogliare il giornale.
Dopo alcuni istanti, sovrappensiero, alzo gli occhi. Un suono non molto dissimile dallo "sgourgleghgh..pot" del lavandino con cui avevo interloquito poco prima mi sale alle labbra. Alzo una mano, incapace di proferire parola, e indico sopraffatta la mia testa al Papà Gambalunga d'Oriente che mi sta alle spalle.
"Cos...aaah!?"
Quello che ho appena visto mi ha ghiacciato il sangue nelle vene. I miei capelli, i miei adorabili, informi capelli in via di crescita sono ormai un ricordo lontano e pallido, come lo sguardo di questo cicognesco parrucchiere, che mi osserva vagamente accigliato, con un rasoio in mano. 

Sulla mia testa si erge, tronfia, una serie spelacchiata di ciuffi cotonati che vanno in ogni direzione. Ai lati, dietro, davanti... Anzi no, davanti peggio: un frangettone paro in perfetto stile Adso da Melk mi sega la fronte a metà all'altezza delle sopracciglia. Sono un perfetto, terrificante connubio tra il tenente Spock, Tina Turner e un ananas.
Ritrovando improvvisamente la parola, mi lancio a perorare la mia causa con questo Sweeney Todd cinese senza cuore: 
"Mi scusi, ma cos'è...questo?? Non ha visto la foto?? Guardi, gliela faccio rivedere! Le sembra uguale a quello che ho in testa? Io volevo farli ricrescere! Crescere! Ora che facciamo? Me li... Me li... Appiattisca un po' almeno!" 
Evidentemente colpito nel profondo dal mio sfogo, il lungo e dinoccolato cinesino trova finalmente il coraggio di interloquire, ed esordisce, stupito e vagamente contrariato dal fatto che non lo lasci continuare a tagliare:

"漢字汉字象形字!! 会意,字??"

La verità mi appare in tutto il suo orrore: costui non capisce una sola sillaba di quello che dico, di quello che ho detto, di quello che dirò!!
L'allampanato orientalino sta per riprendere a tosarmi, indifferente al mio stato d'animo (efficienza, velocità, zero convenevoli). Mi alzo, impedendogli ulteriori accorgimenti, e a quel punto è il Cinese Capo a intervenire, scusandosi per l'inconveniente e annotando mentalmente di appendere per le unghie dei piedi il proprio collaboratore, in modo da farlo allungare un altro po'.
Io, finalmente nella condizione di esprimermi, proseguo nella mia invettiva:
"Mi scusi se mi permetto, ma quando non si capisce si chiede! Avevo la foto! Ha visto la foto!" (Il tradimento della fiducia che nutrivo nella capacità comunicativa di quella foto è forse ancora più bruciante della mia immagine riflessa nello specchio). 
Il Cinese Capo mi offre il taglio e, scusandosi ancora per il suo Parrucchiere Pazzo, mi accompagna alla porta.

Ancora battagliera, mi avvio a passo spedito verso la metro. Ho un diavolo per capello (che espressione infelice). 
In attesa sulla banchina, tuttavia, il mio stato d'animo muta rapidamente, lasciando il posto a una cocente vergogna. Sento le voci delle mie amiche Arpie che cantilenano i loro "te l'avevamo detto" e guardo con struggente nostalgia l'ormai inutilizzabile elastico per capelli che ho al polso. E mi sento osservata e biasimata. Percepisco gli sguardi dei passanti, che osservandomi si toccano automaticamente il capo, ringraziando il Fato benevolo che quanto vedono non sia toccato a loro. I bimbi mi additano aggrappandosi alle gonne delle madri, e posso udire i loro: "mamma, a me non succederà mai se sarò buono, vero?".
Rifuggo qualsiasi riflesso della mia immagine, e mi avvio mogia e a testa china verso casa, narrando le mie disavventure alle amiche Arpie e accogliendo mestamente i loro rimbrotti.
Né più mai la mia mortale immagine si vedrà impressa in uno specchio, in una foto (le foto... turpe artifizio dello dimonio!), in una ripresa. Per almeno quattro mesi. 
Quattro mesi... Fino a quando, cioè, l'avversione per la dispersione informe dei miei capelli non sarà nuovamente ai ferri corti con la mia voglia di caschetto.
E chi può dire chi la spunterà (altro termine infelice)...


Live long and prosper.


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