xmlns:b='http://www.google.com/2005/gml/b' xmlns:data='http://www.google.com/2005/gml/data' xmlns:expr='http://www.google.com/2005/gml/expr'xmlns:fb='http://ogp.me/ns/fb#' xmlns:og='http://ogp.me/ns#'> Lo spazio di Paz: Di quando provo a gabbare il prossimo. Ameno quadretto

lunedì 5 ottobre 2015

Di quando provo a gabbare il prossimo. Ameno quadretto

Preambolo
Chi, come me, si trova costretto a spostarsi quotidianamente con i mezzi pubblici e a frequentare luoghi pullulanti di infervorata gioventù, non potrà evitare, nel tempo, di imbattersi nelle due più diffuse specie animali che le stazioni della metropolitana e il dipartimento dell'università, a cicli regolari, accolgono:
  1. i volontari delle associazioni;
  2. i giovani idealisti militanti.
Occorre, a questo punto, una breve specificazione: io ammiro entrambe queste categorie di individui. Sul serio. Credo tuttavia che vi sia un qualche angolo buio della mia personalità, una sorta di lato oscuro e "hydeano" che mi induce a provare un sentimento molto simile all'irritazione [dico "molto simile a" perché non sono solita provare queste emozioni così sgradevoli e negative, dunque mi muovo per ipotesi e analogie] ogniqualvolta mi imbatto in uno di questi esemplari. A mia parziale discolpa, posso dire questo: che questi personaggi che variamente gravitano attorno a questa o quella associazione umanitaria/ambientalista/animalista/filovegana/politica sono – sin troppo spesso – portatori di tre tratti che, credo, susciterebbero ostilità anche in Pollyanna:
  1. un entusiasmo esacerbato, che vuol essere accattivante ma risulta palesemente posticcio – caratteristica, questa, che forse solo gli animatori turistici possono eguagliar loro;
  2. un immotivato senso di superiorità morale, verosimilmente ascrivibile alle nobili cause che sostengono;
  3. una evidente ingenuità nelle tattiche di "approccio" che prediligono, che li porta a cercare l'interazione con l'Altro quando questi, appena rigurgitato assieme ad altre mandrie di bufali impazziti dalla stazione della metro, provando rancore contro l'umanità [anche in questo caso: non avendo io mai provato questo sentimento così gretto e volgare, posso solo ipotizzare che si tratti di rancore] si avvia a passo spedito e battagliero verso la propria destinazione, che plausibilmente avrebbe dovuto raggiungere almeno quindici minuti prima.
Come potrebbe reagire il nostro frettoloso cittadino romano, che riemerge dalle viscere della terra sbuffando come un toro e borbottando come un gatto che abbia appena scoperto che per colazione non c'è la sua pappa preferita, se improvvisamente gli si parasse davanti questo giovane Cuor Contento, cartellina alla mano e sorriso da un orecchio all'altro, e gli squillasse in faccia un eccitato "BUONGIORNO! Posso rubarle un minuto...?!".

Esatto, reagirebbe proprio come avete pensato.

Ora. Nel corso degli anni ho elaborato due strategie, sobrie ma efficaci, che di fronte a questa domanda mi consentono di glissare in modo garbato ed elegante, e di sgusciar via rapida e silenziosa come un bruco che scappi da una poiana.
La prima strategia, da attuarsi quando si va particolarmente di fretta, richiede una buona prontezza di riflessi. Bisogna in sostanza essere più veloci di loro: una volta adocchiati, da lontano, i tipici segnali di riconoscimento (maglietta con qualche sigla, cartellina in mano, sorriso incollato sul volto), occorre puntare il predatore senza timore, fissarlo negli occhi per attirare la sua attenzione e, quando lo si vede avvicinarsi fiducioso, rivolgerglisi come segue, sorridendo affabilmente ma senza rallentare il passo: "Ti ringrazio molto, ho già firmato/aderito/assecondato questa cosa nel modo che avete ritenuto più opportuno". L'effetto è tendenzialmente sempre lo stesso: il giovanotto di turno sarà colto alla sprovvista, ammutolirà per un momento, considerando perplesso come potrà ora comunicarvi il suo entusiasmo per la causa che sposa, e vi rivolgerà un demotivato "ah...ok...buona giornata allora..." quando voi già sarete fuggiti lontano e senza più voltarvi indietro. Oltre alla soddisfazione di averlo lasciato senza parole, avrete anche guadagnato la certezza della sua approvazione. Intendiamoci: non che della cosa vi importi. Ma, almeno, vi sarete evitati lo sguardo di riprovazione che sicuramente vi avrebbe rivolto davanti a un prosaico "scusami ho fretta" o, ancor peggio, a un volgare ed egoistico "non mi interessa"; e, di conseguenza, l'ulteriore irritazione di venire sommariamente giudicati, dall'alto dell'abisso etico che ai suoi occhi vi separa, come degli insensibili superficiali. Un trionfo psicologico.
La seconda strategia – la cui attuazione richiede qualche minuto in più dell'altra – è forse un pelino più scorretta, ma ha il merito di non dipingere la delusione sul volto di questi giovani entusiasti, consentendo sia a voi che a loro di affrontare la giornata nella convinzione di aver fatto una buona azione. Loro, al termine dell'interazione, vi saluteranno con gratitudine e fiducia, approvando nel loro animo che al mondo esistano ancora persone così in sintonia con i loro ideali. Voi, dal canto vostro, proseguirete il vostro cammino con rinnovata benevolenza, ripensando commossi al loro sorriso devoto e chiedendovi distrattamente su che cosa si siano infervorati così tanto. Il trucco è, in sostanza, farli parlare, rallentando appena il passo (questo piccolo stratagemma, unito a uno sguardo fermo che comunichi quanto avete fretta di raggiungere le vostre importantissime occupazioni, li indurrà a non dilungarsi troppo), accettando qualsiasi foglietto vogliano donarvi e, qualora vi chiedessero un recapito per informarvi della loro prossima riunione/manifestazione/dibattito, mentire spudoratamente.
In particolare, di quest'ultimo aspetto ho fatto una sorta di vanto personale: nel tempo ho raggiunto una disinvoltura tale, nel lasciare numeri telefonici fittizi o email totalmente inventate, che quasi devo fare mente locale, a volte, per ricordare quali siano i miei veri recapiti. Forte della mia piccola astuzia, non ho mai avvertito l'odore del pericolo cui, ogni volta, mi stavo esponendo. Non ho mai avuto neanche il minimo sentore delle drammatiche quanto imbarazzanti conseguenze cui sarei potuta andare incontro. I volti sorridenti che mi lasciavo alle spalle ottenebravano qualsiasi lucida riflessione in merito.
Questo, almeno, sino a questa mattina.

La drammatica vicenda
Ore 10 am. Sono appena giunta, trafelata e carica di pensieri in mente e oggetti materiali sulla schiena, in dipartimento, che un allampanato ventenne mi si para davanti, cartellina in mano e sorriso disarmante in faccia. Distratta, non ho fatto in tempo a captare i segnali che emanava, e pertanto non ho più modo di ricorrere alla prima strategia. "Poco male, facciamo un po' sta buona azione...", mi dico, sorridendogli condiscendente e aspettando che mi illustri i nobili ideali di cui si fa portavoce, pronta ad adottare l'ormai collaudato espediente di una pretesa, cortese finzione.
- Ciao! Posso rubarti solo due minuti? Vedo che vai di fretta...
- Dimmi pure...
- Vorrei lasciarti questo volantino. In pratica noi [per tutelare la privacy del mio interlocutore, evito di riportare i dettagli della causa che mi ha illustrato]...
Lascio fluire la mia risposta, affabile e garbatamente interessata ma, al contempo, in grado di comunicare con autorevolezza una certa premura:
- Ah, che bravi... Vedi come vi date da fare... Ok, grazie, ciao!
[lo so lo so, ne vado particolarmente fiera. D'altronde, è il frutto di anni di studi sul campo]
Il baldo giovanotto, però, vede la cosa da un altro punto di vista:
- No dai, aspetta, posso chiederti di lasciarmi il numero? Così ti contattiamo per avere conferma che vieni, sai, per prenotare la sala...
Mi fissa con lo sguardo di un koala affamato. Non potrei mai deludere quegli occhi imploranti. Decido allora di ricorrere al mio secondo, astutissimo espediente: il numero di telefono fittizio. In quattro e quattr'otto mi sarò liberata di lui, senza che in alcun modo la sua gioia di vivere sia stata intaccata dal mio disinteresse nei suoi riguardi.
Gli comunico dunque questo numero e sto già per andarmene, quando lui mi coglie alla sprovvista, facendomi gelare il sangue nelle vene con una frase che mai, mai mi sarei aspettata di poter udire: 
- Aspetta, ti faccio uno squillo.

In un attimo, tutta la mia ingenuità mi si palesa dinanzi agli occhi. Rivivo in un istante tutte le occasioni in cui ho inconsapevolmente rischiato che accadesse una cosa così mostruosa e, come un giocatore d'azzardo che sia stato incapace di fermarsi in tempo prima che la fortuna smettesse di arridergli, mi pento amaramente di non aver mai apprezzato quanto il Fato fosse stato fino a quel momento benevolo con me.
Conservando tutto il mio sangue freddo, ribatto un cordiale: - Certo! - estraendo il cellulare dalla tasca. "Gli risulterà inesistente e mi inventerò che non prende la linea", ragiono febbrilmente. Sto già esordendo con la mia spiegazione non richiesta, che lui mi precede, serafico:
- Squilla.
"Ma come squilla! Ma che sfiga è maddai!", non posso fare a meno di pensare. Ma è un attimo e subito, nonostante la lacerante tensione di un momento simile, riprendo il controllo della situazione:
- Aaah... ma bene...
Ancora una volta, sono interrotta:
- Pronto...?
Il baldo giovane sta parlando con il legittimo proprietario del numero di telefono.
- Mi scusi, ho sbagliato...
Riaggancia e mi fissa. Nel suo sguardo leggo tutta la disapprovazione che deve nutrire nei miei confronti. Mi vedo con i suoi occhi e mi sento una persona orribile. No! Non posso sopportare questo sguardo da koala arrabbiato. Non devo darmi per vinta. Tento il tutto per tutto:
- Oh? Che strano... Davvero non capisco, ti assicuro che il numero è il mio... Fammi vedere che hai scritto...?
Controllo questo numero con aria concentrata e, stupendomi nuovamente, chioso:
- E' davvero inspiegabile...
Lui, però, ha evidentemente mangiato la foglia:
- Vogliamo fare che mi fai tu uno squillo?
Questo ragazzetto sta diventando sempre più antipatico. Conservando la mia maschera di imperturbabilità, gli rispondo affabile:
- Ok! Dammi il numero.
Faccio fare tipo mezzo squillo al cellulare e, sottobanco, interrompo la chiamata. Poi mi rivolgo a lui, sempre adorabile e pronta a stupirmi della sua risposta:
- Squilla?
- No. Ma mi stai a chiamare?
Questo imberbe spocchiosetto mi sta davvero iniziando a irritare [questa emozione per me così poco familiare]. Gli ho dedicato sin troppo tempo. Non ci si rivolge così agli adulti, ecco. Perduta la pazienza, rimetto in tasca il telefono, lo fisso severamente e, nel rispondergli, non posso fare a meno di adottare un tono carico di biasimo:
- Naturalmente. Ora scusami, ma devo proprio andare. Mi aspettano in... in... biblioteca per... Comunque il numero era il mio. Ciao.
Mi avvio a passo spedito, senza voltarmi indietro e rimpiangendo amaramente la mia ingenuità. Gabbata da uno che forse è a malapena maggiorenne. Stolta, stolta me! 
Senza contare che [zan zan!]... Non ricordo minimamente il suo aspetto fisico. Potrei incontrarlo ovunque, in qualsiasi momento, e non riconoscerlo


(PROBABLY) TO BE CONTINUED....


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