SDU-DUMMM!
...Ancora quel rumore. Improvviso, violento, inspiegabilmente vicino. Rimango un istante immobile, le orecchie tese, i sensi all'erta. Anche se so che nulla accadrà, ogni volta che quel suono fende l'aria mi scopro ad attendere qualcosa, trepidante, impaziente.
Ricordo con esattezza la prima volta che lo udii. Era una buia serata invernale. Le ampie finestre che danno sulla strada lasciavano penetrare l'opprimente spessore di quel buio sin nella sala della biblioteca, dove mi trovavo in quel momento, e da lì fin nelle ossa. L'accecante luce della lampada da tavolo, paradossalmente, rendeva quell'oscurità ancora più schiacciante. Premeva sin dove il cono di luce glielo consentiva, ma si capiva che, fosse stato per lei, quella lampada avrebbe fatto una fine che che te lo dico affà. Era uno di quei tipi arroganti di oscurità, insomma.
Involontariamente, rabbrividii. Ero sola. In genere, dalla sala della biblioteca potevo udire il rassicurante affaccendarsi di zia Dahlia nell'altra stanza. Quella volta, però, Bumpleigh Hall [ndP nei romanzi di Wodehouse, Bumpleigh Hall è la residenza di zia Agatha. Dunque, da oggi, la sede di Lavoro n. 1 sarà opportunamente ribattezzata in questo modo] era deserta. Esistevamo solo io, avvolta da un cono di luce, e quella soverchiante oscurità.
Avevo quasi terminato di consultare alcune carte quando, all'improvviso, lo udii per la prima volta: SDU-DUMMM! Sobbalzai, attonita. Era come se qualcuno si fosse bruscamente alzato da una sedia girevole, facendo rimbalzare la seduta.
Il rumore proveniva inequivocabilmente dalla stanza di zia Dahlia. Ma lì... Lì non c'era nessuno.
Ricordo ancora la goccia di sudore che mi imperlò la fronte. I muscoli tesi, lo sguardo acuto (si fa per dire), scrutai nell'abisso. Nulla. Naturalmente, mi guardai bene dall'alzarmi e dall'andare a verificare. A quei tempi, Bumpleigh Hall esercitava su di me un profondo timore (più di ora, intendo dire), e sempre, nelle occasioni in cui mi era capitato di trovarmici da sola, avevo avvertito una certa inquietudine. Persino più di quando zia Agatha era presente.
Rimasi lì, perplessa e immobile, alcuni istanti. Dall'ampia vetrata alle mie spalle mi giunsero infine, attutiti, i rumori della strada: ciò bastò a rassicurarmi e a farmi riprendere contatto con la realtà. "Sicuramente sarà venuto dal piano superiore - mi dissi, ragionevolmente - magari è caduto qualcosa e il rimbombo è arrivato fin qui".
Terminai di consultare le mie preziose carte e mi avviai trotterellando verso casa. Avevo già dimenticato l'accaduto.
Naturalmente, quello fu il primo di una lunga serie di episodi. In genere, non so perché, accadeva perlopiù quando ero sola; o forse, più probabilmente, ero io a farvi caso solo quando ero sola. Con l'avvicendarsi delle settimane, quello SDU-DUMMM! non mi incuteva più timore: era arrivata la bella stagione, e l'oscurità non riusciva più a raggiungermi se non quando ormai Bumpleigh Hall era lontana. Essere sorpresa da quel suono con la rassicurante presenza del sole gettava - è il caso di dirlo - una nuova luce su tutta la faccenda, ammantandola di una veste di mistero che, lungi dall'impaurirmi, mi incuriosiva sempre più. Ormai provavo quasi dell'affetto per quel suono misterioso. Nella mia mente avevo già iniziato a pensare alla fonte di quel rumore come allo spirito buono di Bumpleigh Hall, preposto alla salvaguardia del nostro lavoro, che però (vuoi perché maldestro, vuoi perché dispettoso o annoiato) ogni tanto rivelava la propria presenza. Fatto sta che, dopo mesi di SDU-DUMMM!, non solo non avevo più remore a precipitarmi nella stanza di zia Dahlia, ma nel segreto del mio cuore si animava sempre la speranza di riuscire a cogliere sul fatto questo novello Casper del XXI secolo. Sebbene, puntualmente, fossi destinata a rimanere delusa.
Indagini
E' pertanto con questo stato d'animo (un misto di curiosità scientifica e rispetto per l'insondabile) che, anche questa volta, accolgo l'ormai familiare rumore. Anche oggi, zia Dahlia non è presente. Di fronte a me, Jeeves sorseggia il suo caffè.
Ora, devo specificare questo: nei romanzi di Wodehouse, il maggiordomo Jeeves è al pieno delle proprie facoltà dopo aver mangiato pesce. "Per via del fosforo", è il puntuale commento di Bertie. Bene: nel nostro caso, al posto del pesce abbiamo il caffè. Le capsule Nespresso sono inequivocabilmente il carburante principale del nostro omologo. Come il tonico per Yattacan; come il Fiesta per la signorina che a pranzo solo un panino. Insomma, per farla breve, il momento è particolarmente propizio: basterà attendere qualche istante che la caffeina entri in circolo, e Jeeves avrà tutte le risposte che cerco.
- Jeeves - esordisco infatti, quando mi accorgo che inizia a essere ricettivo - hai sentito?
Mi osserva, pensieroso:
- Che cosa?
- Quel rumore, quel rumore che veniva dalla stanza di zia Dahlia. "Sdu-dumm", come di qualcuno che si alzi da una sedia bruscamente.
Riflette un istante, poi replica: - Sì, l'ho sentito, ma non può provenire dalla stanza di zia Dahlia. Perché, vedi... Zia Dahlia non c'è.
- Lo so che non c'è! Proprio questo è il punto! - Gli illustro brevemente lo stato delle mie ricerche in proposito. Lui, piuttosto dubbioso (e anche inspiegabilmente poco interessato) replica: - Mah, sarà da fuori... Ti sembra venire da dentro perché le pareti sono sottili. Magari è l'ascensore quando si ferma, o qualcosa del genere.
- No no, non può essere l'ascensore, perché fa un rumore diverso, e quello sdu-dummm risuona nel silenzio assoluto, non è collegato al rumore dell'ascensore.
- E allora sarà sicuramente dall'esterno.
- No no, non può essere l'ascensore, perché fa un rumore diverso, e quello sdu-dummm risuona nel silenzio assoluto, non è collegato al rumore dell'ascensore.
- E allora sarà sicuramente dall'esterno.
Poco convinta, lascio cadere l'argomento. Sin quando, verso sera, nel silenzio della stanza riecheggia, stentoreo: SDU-DUMMM!.
Alzo lo sguardo e fisso Jeeves. - Ecco, hai sentito?
- Sì. ...Come prima, del resto.
Ignoro l'ironia: - Vero che sembra il rumore di quando qualcuno si alza bruscamente da una sedia girevole?
- Sì, hai ragione, ne convengo.
- Ma capisci? "Sedia girevole"!, come quella che sta nella stanza di zia Dahlia! Non viene da fuori, viene da qui dentro!
Mi osserva, poi sposta lo sguardo sull'orsetto natalizio che si erge sulla stampante della mia scrivania [ricordo infatti che, lo scorso dicembre, abbiamo adottato una famiglia di orsetti polari, che da allora riscalda le nostre stanze e le nostre vite] il quale, a sua volta, mi fissa con aria concentrata. Evidentemente, neanche lui riesce a venire a capo della questione.
- Sarà stato l'orsetto... - commenta Jeeves, nell'esatto istante in cui io, incrociati i languidi occhietti del diretto interessato (l'orsetto, non Jeeves), rimango avvinta per l'ennesima volta dal suo candore innocente. Orsetto n. 7 mi fissa sconcertato, come a dire: "Non vorrai davvero credere che io...?!". Lo sguardo accorato che mi rivolge non può lasciare adito a dubbi sulla sua estraneità ai fatti.
E tuttavia Jeeves, nelle cui vene scorre ancora potente il contenuto della capsula Nespresso, coglie al volo i miei pensieri e chiarisce la propria posizione:
- No, non lui. Intendevo quello che sta da zia Dahlia.
"Uhm... Orsetto n. 3...". In effetti, non sono mai riuscita a decifrarlo, Orsetto n. 3. Anche se sono stata io a portarlo a Bumpleigh Hall, è zia Dahlia la sua confidente. Per quanto ne so io, potrebbe tranquillamente essere quel genere di orsetto che, quando sei distratto, si mette a saltare sulle sedie girevoli, producendo deliberatamente ogni sorta di sdu-dummm gli aggradi.
Sono ancora immersa in queste considerazioni che Jeeves mi chiama e, molto gentilmente, mi spiega che stava scherzando, e che non crede sul serio che sia stato l'orsetto di zia Dahlia a fare sdu-dummm.
- Peccato, era un'ipotesi persuasiva - commento io.
- Assolutamente - conviene lui.
- In effetti, io avevo pensato a una sorta di presenza benevola, una specie di fantasma buono che protegge gli abitanti di Bumpleigh Hall.
- E' senz'altro così - replica lui, tornando a fissare lo schermo del pc.
Per qualche giorno non tocchiamo l'argomento, né del resto ci pare di udire il familiare rumore, presi dalle onerose questioni che ci troviamo ad affrontare. Qualche pomeriggio dopo i fatti riportati, tuttavia, eccolo. Siamo immersi nel lavoro con un charleston in sottofondo. Non per nostra scelta, si intenda: è che al piano superiore c'è uno studio di registrazione, per cui può capitare che, mentre si legge un testo, un cowboy provochi un indiano e la cosa degeneri rapidamente in sparatoria; oppure che, mentre si è intenti a scrivere una mail importante, arrivino gioiosi i Beach Boys a ricordarti quanto è bello fare surf in California (il che, specie se lavori con una zia Agatha che legge tutte le bozze di mail che scrivi, e le legge a pochi metri da te, non sempre gioca a tuo favore); o, ancora, di arrivare a Bumpleigh Hall ed essere accolti da un Jeeves su di giri che dichiara, solenne, di aver appena incontrato Antonello Venditti nell'androne, e che questi, in modo invero molto cortese, gli ha anche tenuto aperto il portone sì da consentirgli di passare.
Il charleston, in fin dei conti, è una buona compagnia. Per il resto, gli unici rumori che ci giungono sono l'occasionale sbuffo di zia Dahlia alle prese con la stampante e, ancor più in sordina, la voce di zia Agatha che parla al telefono.
Sto dunque inviando una mail, pensando al contempo ai passi del charleston per poi ricordarmi che, in effetti, io non so ballare il charleston, quand'ecco che SDU-DUMMM! Inequivocabile, fortissimo. Vicinissimo.
Jeeves e io alziamo lo sguardo, subito attenti e pronti a captare ulteriori indizi.
- Hai sentito?
- Già... E' ancora lui.
- Che sarà?
- E' inspiegabile...
- Esattamente: inspiegabile.
Rimaniamo in silenzio, ciascuno assorto nei propri pensieri.
- Sai che stavo pensando? - è Jeeves a rompere il silenzio - Secondo me è il portone.
Una simile affermazione, oltre a rivelarmi che il suo pensiero è ancora rivolto ad Antonello Venditti, denota come non sempre le facoltà di Jeeves siano alla massima potenza. Non posso fare a meno di farglielo notare:
- Mi spiace dirlo, Jeeves, ma questa volta la tua capsula Nespresso non ha fatto effetto: come può essere il portone? Anzitutto, il portone è sempre aperto; e in secondo luogo, il rumore non si sentirebbe così forte. E poi come farebbe un portone a fare sdu-dummm? Sembra più il rumore...
- ...di una sedia girevole quando qualcuno ci si alza?
- Esatto! Stavo per dirlo io. Come facevi a saperlo?
Mi guarda senza replicare, scuotendo debolmente la testa.
- A ogni modo, secondo me invece è proprio il portone - riprende con rinnovato vigore - Dobbiamo verificare se il rumore si sente anche negli orari in cui c'è il portiere o no: ora, per esempio, il portiere non c'è, il portone è chiuso e uno che entrasse e lo sbattesse potrebbe produrre tranquillamente sdu-dummm.
Medito sulle sue parole.
- Dovremmo fare un esperimento.
- Cioè?
- Del tipo che uno dei due esce e sbatte il portone, e l'altro gli dice se e cosa ha sentito.
Jeeves mi osserva, indecifrabile. E' evidente che voglia dire qualcosa, ma non sappia trovare le parole più appropriate. Infine, sospirando, confessa:
- La verità è che... Che io non mi fido di te. Pur di confermare la tua tesi del fantasma buono saresti disposta a tutto. Persino a mentire.
Lo fisso severamente. Eppure, non posso fare a meno di provare del rispetto: Jeeves ha ragione. Se vogliamo giungere alla risoluzione di un caso così spinoso, occorre abbandonare ogni riserva, rifuggendo da ogni tabu imposto dalle convenzioni sociali. La gravità delle circostanze impone di scoprire tutte le carte:
- Ebbene - dichiaro dunque, spavalda - neanche io mi fido di te.
Il silenzio che segue è gravido di tensione: il nostro sodalizio investigativo è stato messo a dura prova. Eppure, entrambi percepiamo chiaramente che solo collaborando potremo risolvere lo strano caso del rumore misterioso.
La via d'uscita da questo vicolo, apparentemente cieco, giunge improvvisa da entrambi. L'unica soluzione possibile: la più ovvia e, nondimeno, la più saggia. E' dunque quasi all'unisono che esclamiamo, rianimati: - Casomai lo chiediamo a zia Dahlia!
Non abbiamo tuttavia modo di lanciare la nostra proposta alla cara zia Dahlia, che inatteso, circa un'ora dopo, risuona ancora lui: SDU-DUMMM! Sono circa le 16: il portiere, a quest'ora, è pienamente operativo, il portone aperto, e gli inquilini frettolosi non hanno motivo di sbattere alcunché. Lo spazio di uno sdu-dummm, e la tesi di Jeeves crolla miseramente. Un fragile castello di carte che nulla ha potuto contro la brutale veemenza della realtà.
Percepisco la delusione e il senso di sconfitta che, celati da finta indifferenza, lo scavano dentro. Io stessa sono provata dalla feroce crudeltà di una tale disillusione.
- Sai che pensavo? - gli chiedo, attirando la sua attenzione. Ma è rivolgendomi uno sguardo spento, sfiduciato, che replica stancamente: - Cosa?
- Oltre che al suono di quando qualcuno si alza bruscamente da una sedia girevole, ricorda anche un po' quando un'auto passa sopra un tombino... - Ho fatto centro: lo sguardo ritrova acume, la fronte si concentra, soppesando l'ipotesi. Infine, se ne lascia convincere:
- E' vero! - esterna - Lo stesso tipo di rimbalzo!
L'entusiasmo si propaga nella stanza, mentre ce lo palleggiamo da una scrivania all'altra: abbiamo una nuova pista.
- Sai ora che dobbiamo fare? Dobbiamo verificare se ci sono tombini qui fuori!
- Ottima idea! Molto bene, alla prima occasione diamo un'occhiata qui intorno.
La drammatica scoperta
Anche in questo caso, tuttavia, gli sviluppi della vicenda decidono altrimenti, e le nostre indagini sono destinate a rimanere nulla più che una volenterosa intenzione.
La mattina dopo, infatti, mi reco a Bumpleigh Hall da sola, per studiare nella sala della biblioteca. Sono particolarmente affrettata, e confesso quindi che, arrivando, non penso, né ho modo, di verificare la presenza di tombini lungo il cammino. Ho varie cose da fare, e quelle stesse pareti che, solo fino a poche ore prima, erano animate da un incontenibile fervore attorno al misterioso rumore, sembrano averne ormai quasi interamente assorbito anche gli ultimi echi. La sede è tranquilla e silenziosa: mi giungono solo, indistinte, alcune voci provenienti dal pianerottolo, accompagnate da uno scalpiccio frenetico sulle scale e, saltuariamente, dal rumore ovattato dell'ascensore in movimento. Evidentemente, c'è ancora il viavai del mattino. Wooommm... Mi giunge, attutita, l'eco dell'ascensore in viaggio: qualcuno deve averlo chiamato. Clonk - Stlank... Si sente, appena percettibile, la porta dell'ascensore che viene aperta e richiusa. Wooommm... Ecco l'ascensore che sale di nuovo. Sdu-dummm... Si fa strada, da lontano, la flebile voce dell'ascensore che molleggia sulle sospensioni prima di arrestarsi del tutto.
...
Alzo la testa, improvvisamente consapevole. Sdu-dumm. "E se...? No, impossibile. Percepisco sempre chiaramente il rumore dell'ascensore in viaggio, e il misterioso sdu-dumm non è mai collegato ad altri suoni, tantomeno a quello dell'ascensore. Sarà stato un caso".
Eppure, non posso fare a meno di rimanere con le orecchie ben aperte. Alcuni istanti di silenzio, e infine eccolo: SDU-DUMMM! Tonante, in tutto il suo vigore. Un rumore isolato, nel silenzio più assoluto. Forte, vicinissimo. Eppure, un rumore terribilmente simile a quello prodotto, poco prima, dalla molla dell'ascensore ai piani alti. Non può essere una coincidenza, deve esserci qualche legame. "Vuoi vedere che aveva ragione Jeeves...?".
La mattinata trascorre più o meno così: studio e, ogni volta che avverto che l'ascensore è in moto, presto attenzione al rumore della molla. Eccola, la debole eco: un timido sdu-dum che si coglie in lontananza, da chissà dove. Pochi istanti di silenzio assoluto, quindi lui: SDU-DUMMM! Invasivo, penetrante. Come di qualcuno che si alzi bruscamente da una sedia girevole. E lo faccia nella stanza di zia Dahlia.
Anche se non colgo bene i dettagli, mi appare sempre più evidente che il rumore misterioso sia prodotto dalla molla dell'ascensore. Probabilmente, il diverso grado di intensità dipende semplicemente dal piano al quale l'ascensore arriva. Poggio la testa sulle mani, avvilita. Una molla d'ascensore. Il benevolo spirito di Bumpleigh Hall è una molla d'ascensore.
Che fare, ora? Dovrei, naturalmente, comunicare le mie recenti scoperte a Jeeves. Sono tuttavia frenata: il fatto che, sulla spinta intellettuale del suo Nespresso, avesse in un primo momento parzialmente indovinato la verità, lo renderebbe derisorio nei miei confronti; d'altro lato, immagino anche la sua delusione, ora che il mistero pare essere svelato e, soprattutto, svelato in sua assenza. Non posso tuttavia tacere: mi accingo dunque a scrivergli per ragguagliarlo sulle recenti novità.
Ora, poiché, come molti di voi sapranno, talvolta compongo sonetti (ognuno ha le proprie perversioni), decido di rivelargli l'amara verità attraverso un componimento cifrato, che abilmente occulti e disveli la soluzione: l'iniziale di ogni verso avrebbe composto la risposta all'enigma che, da giorni, ci attanagliava.
Ecco dunque la crudele realtà rivelata in strofe:
Ecco dunque la crudele realtà rivelata in strofe:
Misterioso rumor la sede assorda
Ogne dì tra nostre mura rimbalza
Lo suono che s'ode di molto ricorda
L'eco de la sedia quand'un vi si alza
Acciocché curiosità più non morda
A mio avviso – ho detto – è nell'altra stanza;
Strano a dirsi: tu con me non concorda
Che sarà? – sempre tra noi ci s'incalza.
E poi, un fulgido mattino, studiando
Nel silenzio il suono più forte s'ode
Sì, allor, ipotesi concreta si fa.
Ordunque tu, non pago meditando
Risposte vuoi, curiosità ti rode?
Ebben: il trucco ne lo sonetto sta.
Questo astutissimo espediente, penso, dilazionerà al povero Jeeves la fine delle indagini, ammorbidendo la punta acuminata del dispiacere con l'intrattenimento del gioco.
Questo, almeno, nelle mie nobili intenzioni.
In realtà, come avrà modo di dirmi in seguito, Jeeves ci mette circa mezzo secondo a indovinare il trucco. La cosa che merita di essere sottolineata, tuttavia, è che, a sua volta, mi esprime il proprio cordoglio attraverso un sonetto.
Esatto: due sonetti dedicati a una molla d'ascensore. Al mondo capitano anche di queste cose.
Ecco pertanto i versi di solidarietà inviatimi da Jeeves, che con il suo pieno (e compiaciuto) consenso, ho il permesso di riportare:
ENTZAUBERUNG
Lo cor s’adombra e piange amaramente
Se un'anima più candida che neve
Lo schiaffo in viso da realtà riceve
e sua innocenza perde brutalmente
"Addio paese etereo delle fate",
pensò tra sé la trepida pulzella
“Con voi morrà l’infanzia di Pazzella
addio rumori arcani, andate andate"
La causa oscura del tristo rumore,
Incuriosente eppure un po’ sospetto,
La mente sua avvinceva senza sosta
Struggevasi cercando una risposta
Sperava o in un elfo o in un orsetto
E invece era una molla d'ascensore
«Sperava o in un elfo o in un orsetto / E invece era una molla d'ascensore»: eccolo lì, il dramma, abilmente racchiuso e restituito dalla potenza dei versi finali.
"Beh, pazienza", mi dico. "Non è il caso di lasciarsi prendere dallo sconforto per così poco. Si cresce, si ragiona, e si mettono da parte le fantasie". Con un sospiro rassegnato chiudo i libri, spengo il computer ed esco. Sono le prime ore di un pomeriggio luminoso e soleggiato; maggio elargisce a piene mani i suoi doni. Mi incammino lungo il marciapiede, valutando in modo adulto se mi convenga andare a prendere la metro o l'autobus. La giornata è ancora lunga.
Epilogo
SDU-DUMMM! Risuona fragoroso in quell'istante al di là del portone. Al di là delle pareti sottili di Bumpleigh Hall. La sedia girevole nella stanza di zia Dahlia ancora vibra leggermente per il brusco contraccolpo, mentre Orsetto n. 3, dopo il balzo, si avvia anche lui alle proprie occupazioni. La giornata è ancora lunga.
Epilogo
SDU-DUMMM! Risuona fragoroso in quell'istante al di là del portone. Al di là delle pareti sottili di Bumpleigh Hall. La sedia girevole nella stanza di zia Dahlia ancora vibra leggermente per il brusco contraccolpo, mentre Orsetto n. 3, dopo il balzo, si avvia anche lui alle proprie occupazioni. La giornata è ancora lunga.

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