Venerdì scorso, supportata (soprattutto fisicamente) da un'amica, ho acquistato da Ikea una cassettiera per l'Allegro Inquilino e Fidanzatina (di cui narrerò in altra sede). Devo dire di essere pienamente soddisfatta della mia scelta: si tratta di una cassettiera molto dignitosa, estremamente a modo ed educata. A onor del vero, ha timidamente manifestato alcune perplessità al vedere me e la mia amica che in qualche modo la sollevavamo, smontata e confezionata, la trasferivamo su un carrello e, armate di buona volontà e qualche sparuto muscolo, la portavamo via dalla sua casa natale. Ma ha accettato la cosa di buon grado e non ha mosso particolari obiezioni. Se non si ribellano le leggi della fisica, deve aver pensato, chi sono io per frappormi a questa impresa?
Ieri mattina quindi, coadiuvata da un altro amico, questa docile cassettiera è stata assemblata. E quando dico "coadiuvata da un altro amico" intendo riferirmi naturalmente proprio alla cassettiera, che aveva decisamente l'aspetto di una cassettiera che non attende altro che d'esser montata: i pezzi che la componevano erano già opportunamente collocati, le viti e i chiodi facilmente riconoscibili, la struttura sembrava non chieder altro che di accogliere dei cassetti. Appariva talmente ben disposta nei nostri riguardi da far quasi pensare che si sarebbe volentieri montata da sola, se solo le avessimo mostrato il libretto delle istruzioni; ma che, se proprio il mio amico insisteva a voler fare lui la cosa, lei si offriva di partecipare attivamente all'impresa, con approvazione e affabilità.
Una volta ricomposta, questa nobile cassettiera aveva nella sua docilità davvero un aspetto solenne, quasi regale: candida e pura come solo una cassettiera Ikea appena montata sa essere, solida di struttura e principi morali. Forse un po' chiusa in se stessa, ma si trattava senz'altro di timidezza, una qualità preziosa per qualsiasi mobile che si rispetti.
Non restava altro da fare che collocarla nel luogo per il quale era stata preposta, ovvero la stanza di Allegro Inquilino e Fidanzatina, a che potesse adempiere al proprio dovere. Al trasferimento avrebbero provveduto proprio Allegro Inquilino e Fidanzatina.
Ora, poiché questa cassettiera ha stazionato per un considerevole lasso di tempo in soggiorno, nella stessa identica posizione nella quale era stata montata - ovvero rivolta verso il divano - al mio animo fanciullesco è venuto da pensare che, in fin dei conti, la cassettiera abbia potuto pensare di ambientarsi lì; che abbia persino potuto iniziare a provare dell'affetto per questo divano che il Fato le aveva fatto incontrare in sì provvidenziali circostanze; e che il momento del trasferimento in camera da letto, per quanto previsto e atteso, abbia a questo punto rappresentato per lei un vero e proprio trauma. Una vicenda dagli echi verghiani, senza dubbio.
Così, sulla falsariga di Storia di una capinera, nasce Storia di una cassettiera. Che diventerà indubbiamente il più grande romanzo epistolare dei nostri tempi. Certo, occorrerà una premessa in cui, con un espediente narrativo originalissimo, dichiarerò di aver ritrovato questo carteggio tra Cassettiera e Scrivania in un luogo inaspettato (come, che so, la credenza della cucina o il mobiletto del bagno) e che, consapevole del dovere di testimone cui ero chiamata, avevo deciso di renderlo pubblico. Una cosa così, insomma. Ma ci si penserà poi. Per il momento, ecco la prima puntata.
Prima puntata
Roma, 17 luglio 2015
Mia cara Scrivania,
avevo promesso di scriverti appena possibile, ed eccomi. E' sera e mi trovo, ancora confezionata, appoggiata a una parete di quello che parrebbe un salotto. Ogni tanto uno strano quadrupede peloso viene a strusciarsi contro il cartone che mi contiene. Non capisco onestamente cosa voglia da me. Forse mangiarmi. Dalla posizione in cui mi trovo posso osservare abbastanza agevolmente l'ambiente circostante. Nel complesso sembra confortevole, devo dire: di fronte a me vedo un delizioso mobiletto lavorato, sul quale campeggiano numerose fotografie incorniciate; accanto a lui troneggia un imponente mobile di legno che sembra contenere argenteria. E ci sono tanti quadri. Io adoro i quadri. E poi... Non prendermi per una pettegola o, peggio, una puritana, mia devota Scrivania, ma questa devo proprio raccontartela: da dove mi trovo vedo chiaramente un tavolo perennemente circondato da quattro, a volte cinque sedie (!). Confesso di esserne rimasta piuttosto turbata. Non soltanto perché, in tutta onestà, non capisco cosa ci trovino in lui, ma soprattutto perché, cara Scrivania, non posso fare a meno di chiedermi che immagine diano di sé, ad attorniare a quel modo un tavolo dandogli a credere di poter vantare chissà quali diritti. Non trovi anche tu la cosa estremamente sgradevole? Non voglio naturalmente insinuare alcunché sulla reputazione di quelle sedie, non fraintendermi, e tuttavia non posso fare a meno di preoccuparmi per la totale assenza di discrezione con la quale questa strana relazione viene condotta.
Ma non vorrei assolutamente che tu mal giudicassi i miei commenti, che null'altro voglion essere se non frivolezze con le quali allietarti.
Oltre a questo gruppetto, accanto a me stazionano sempre due divani. L'uno è molto taciturno, non ha scambiato con me che pochi cenni di rispettosa cortesia. L'altro è estremamente gentile e socievole: non appena sono arrivata, si è informato delle mie condizioni e ha chiesto notizie del luogo dal quale venivo; ogni tanto poi, nell'arco della giornata, mi rivolgeva un cenno, o una parola buona: un commento sul tempo, o sugli abitanti della casa. E poi, Scrivania... Oh, ma arrossisco solo a pensare una cosa del genere... Ti prego, non prendermi per superba se ti confido questo, ma... Ecco, a volte mi è parso di percepire su di me il suo sguardo. Uno sguardo strano... Un misto di curiosità e divertimento. Come se si chiedesse come fossi, dentro la confezione. Quegli sguardi, Scrivania mia, mi mettevano profondamente a disagio, e non so spiegarmene il motivo. Eppure lui è stato davvero gentile nei miei confronti. Ma sicuramente ho mal interpretato e lui non ha mai rivolto su di me la sua attenzione, forse è stata la stanchezza dovuta al lungo viaggio a darmi a intendere cose non vere. Dimentica le mie parole, e prendile come il vaniloquio di una sciocca Cassettiera provata dagli eventi.
Ti terrò aggiornata su tutto, cara Scrivania. Ma anche tu, mi raccomando, raccontami di te, di come ti trovi, di come vanno le cose nella nuova sistemazione.
Addio, addio,
la tua Cassettiera

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