Sulla personalità di Cassettiera
Indossati gli occhiali della saggezza e seduta accanto al ventilatore che mi rinfresca le celluline grigie, posso timidamente avanzare un po' di riflessioni. Non per fare la secchioncella, ma per giustificare sin da ora la personalità che avrà Cassettiera, l'eroina del mio avvincentissimo romanzo.
Indossati gli occhiali della saggezza e seduta accanto al ventilatore che mi rinfresca le celluline grigie, posso timidamente avanzare un po' di riflessioni. Non per fare la secchioncella, ma per giustificare sin da ora la personalità che avrà Cassettiera, l'eroina del mio avvincentissimo romanzo.
C'è una cosa, in effetti, che trovo estremamente difficile, per chi scrive un romanzo epistolare: rendere verosimile lo scambio. Paradossalmente, è forse più facile quando il romanzo è composto da lettere di più corrispondenti, come in Dracula o nelle Relazioni pericolose. Lì la bravura sta soprattutto nel modulare diversamente registro linguistico, stile, emozioni a seconda del personaggio autore della lettera, però nel complesso si crea una trama coerente, un intreccio di punti di vista che si tiene. E soprattutto si corre più difficilmente il rischio di cadere vittime di quell'antipatica implausibilità cui invece è facile abbandonarsi in quei romanzi epistolari in cui ci viene riportato solo un punto di vista. Le moderne antologie di letteratura lo chiamano "l'effetto Testaiadaccollà".
L'effetto Testaiadaccollà (altresì noto come "Testaitroppoadaccollà" nelle sue manifestazioni più esacerbate) si può articolare in almeno tre modalità, distinte ma reciprocamente connesse: la contraddittorietà; un becero egocentrismo; l'incapacità di poggiare la penna e andare a vivere (o a morire, a seconda delle preferenze).
Da questo punto di vista, l'eroina Testaiadaccollà per eccellenza è Pamela, di Pamela, che in sé racchiude la triplice essenza dell'Accollo epistolare. Diciamocelo: Pamela di Pamela è uno dei personaggi letterari più odiosi di sempre. Le sue lettere ai genitori non sono altro che una interminabile, pedante, meticolosa celebrazione di sé, della propria virtù, della propria modestia.
Di seguito, riporto una tipica interazione mentale tra Pamela di Pamela e un lettore-tipo, da cui dovrebbe emergere pienamente la prima estrinsecazione dell'effetto Testaiadaccollà:
- Ah, caro lettore, sapessi quanto sono umile, quanto sono virtuosa, quanto sono modesta. Invero è proprio merito della mia virtù e della mia umiltà se ho sposato il mio ricco padrone, nonostante io fossi solo una serva. Una serva molto umile, non so se l'avevo detto.
- Uhm, mi pare di sì ma non è che sia proprio sicuro sicuro...
- Vedi, caro lettore, sono talmente umile e modesta che ho molto umilmente e modestamente scritto un paio di componimenti, che in modo assolutamente non richiesto ti trascrivo. Sono dedicati alla virtù e all'umiltà. E alla modestia. Il mio padrone (che poi ora è mio marito) li ha fatti leggere a tutti quelli che gli sono capitati a tiro. Pensa quanto debbono essermi stati grati! E io, caro lettore, ora ti riporto uno a uno tutti gli elogi che ho ricevuto per questi componimenti. Sei contento? Percepisco la tua contentezza. Giacché io sono molto sensibile nel cogliere gli stati d'animo altrui. Ah. Sono anche molto umile e modesta. Forse ne avevo già fatto menzione...?
A questo punto, la reazione del lettore non può che essere:
- Aò e quanto Testaiadaccollà!
Questo è il primo rischio dei romanzi epistolari narrati da un unico punto di vista: il carattere del personaggio rischia di venire sconfessato dalle lettere che scrive, nell'atto stesso in cui le scrive.
C'è poi un altro fattore di rischio: quello di dare a intendere un malcelato egoismo, un pelino di autoreferenzialità. Ovviamente, Pamela c'ha pure questo: mai, nelle sue devastanti lettere autoelogiative, si premura di chiedere informazioni al suo corrispondente, né di accennare a notizie che pure (si spera, ma non ci si può giurare) il povero destinatario di queste missive può aver ardimentosamente azzardato a comunicarle. No. Pamela parla solo di sé (virtùumiltàmodestia incluse).
Questa caratteristica, in effetti, risalta anche dalle lettere di Maria, la quasi-suorina di Storia di una capinera. La povera Marianna è un mero ricettacolo di informazioni, e guai a lei se prova a raccontare qualcosa di sé.
- Cara Marianna, lo sai che Nino mi ha guardata un nanosecondo? Poi ha subito abbassato lo sguardo, con quella modestia che solo Pamela forse potrebbe eguagliargli. Oddio, forse stava contemplando l'abbacchio con le patate che gli aveva preparato la mia adorabile matrigna cattiva, ma sono sicura che tra i suoi pensieri c'ero anche io ecco. Che ne pensi?
- Cara Maria, è evidente che pensava all'abbacchio. In proposito, vorrei se me lo permetti accennarti a un curioso episodio che mi è occorso proprio ier...
- No non me ne frega niente. Ma senti, ma secondo te prima di guardare l'abbacchio mi avrà pensata? No perché in effetti ora che ci penso l'angolo esterno del suo sopracc...
Anche in questo caso, la replica della nostra Marianna/lettore-tipo non può che essere:
- Mamma mia e quanto Testaiadaccollà!
In Storia di una capinera c'è poi un altro elemento che rende la storia non proprio tanto coerente [attenzione: sto per spoilerare la fine], e che incarna pienamente il terzo aspetto dell'effetto Testaiadaccollà: anche quando impazzisce, viene ricoverata, perde la ragione e altre simili amenità, Maria continua a scrivere. Sul letto di morte, Maria scrive. Anche Margherita della Signora delle camelie aveva questo vizio, ora che ci penso. Eroicamente attaccate a carta e penna. Til the end. Non si può mai stare tranquilli ad andare a controllare la posta.
- Oh Marianna mia, impazzisco, ho le visioni, penso sempre a Nino che mangia l'abbacchio, non mi reggo in piedi, non mi nutro, non mi curo, deliro eppure sento l'irrefrenabile bisogno di comunicarti in tempo reale queste mie angosciose fisim...
- Maria. Con affetto eh... Ma Testaitroppoadaccollà.
A ogni modo, queste considerazioni mi servivano per specificare che anche Cassettiera dovrà sottostare a questi cliché. Anche Cassettiera dovrà essere un po' un Accollo. Del resto, chi sono io per sovvertire le regole del gioco? Anzi, magari c'è una motivazione raffinatissima alle spalle dell'effetto "Testaiadaccollà" che io non conosco, né riesco a cogliere, ma che mi si paleserà in tutta la sua ovvietà a cose fatte. Quindi, nel dubbio, meglio conformarsi a chi ha percorso la via prima di me: non meravigliatevi dunque, né biasimate la povera Cassettiera, se mai vi desse l'impressione di essere un po' petulante, o menefreghista nei riguardi di Scrivania, o morbosamente attaccata alla penna. In effetti: lo è.
Seconda puntata
Roma, 26 luglio 2015
Mia carissima Scrivania,
ti ringrazio della tua amorevole replica. E' notte inoltrata, e il mio turbamento emotivo non fa che aumentare. Dalla confezione, che mi protegge dagli occhi del mondo, non posso fare a meno di osservare i braccioli torniti e muscolosi di Divano, quando il quadrupede peloso ci si arrampica sopra iniziando a emettere uno strano brontolio nella mia direzione (sul serio: sono sempre più convinta che voglia mangiarmi).
Questa sera, Divano è stato particolarmente premuroso nei miei riguardi: mi ha proposto di volgerci insieme verso la corrente d'aria proveniente dalla finestra aperta e, offertomi il braccio(lo), ha iniziato a parlarmi di poesia, di cuori palpitanti, di mezze stagioni e di pipistrelli. Non in quest'ordine, mi pare. Ha anche fatto riferimento a come devo essere, una volta montata, aggiungendo che non vede l'ora di potermi ammirare tutta intera.
Come debbo interpretare queste parole, mia devotissima Scrivania? Non mi raccapezzo più, non so più cosa pensare. A breve dovrò abbandonare tutto e rifugiarmi nella stanza da letto di Allegro Inquilino e Fidanzatina, e alla sola idea mi sale una malinconia struggente. Sai dirmene il motivo? Io proprio non ci arrivo.
Attendo il sorgere del sole con impazienza febbrile e allo stesso tempo con timore crescente. Non vedo l'ora di essere montata, di mostrarmi finalmente a lui e di cogliere nel suo sguardo quell'ammirazione di cui questa notte, con le sue parole, mi ha dato saggio. Ma allo stesso tempo... Oh, so bene che il mio assemblaggio equivarrà alla nostra separazione, e al solo pensiero mi sento la struttura in fiamme, e i cassetti febbricitanti.
Rispondimi appena possibile, mia carissima Scrivania. Raccontami di te (concisa, grazie.) e dilungati in suggerimenti sulla mia penosa condizione. Penosa ma tanto, tanto felice...
Addio, addio,
la tua Cassettiera

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