Era una tiepida mattinata d'autunno alla Biblioteca nazionale centrale di Roma quando il dott. Jones, terminato di consultare un saggio sull'interpretazione antimaterialistica di Cabanis, si apprestò a riconsegnare il volume per andare in cerca di nuove biblioteche da esplorare. Giunto quindi al bancone, consegnò la propria tessera di utente ad una sorridente signorina che, non indifferente al suo fascino dinoccolato da intellettuale, non mancò di sbirciare il nome del nostro eroe, pronta a chiedergli l'amicizia su Facebook una volta tornata a casa. Fu con una smorfia di disappunto che la giovane, passando la tessera di Graeca nel lettore, si accorse che sulla schermata appariva un inquietante monito: “IMPOSSIBILE EFFETTUARE L'OPERAZIONE. SERVER INAGIBILE.” Santi numi! La ragazza impallidì, senza sapere che fare. Conservando il proprio sangue freddo, Graeca la rassicurò e le suggerì come agire: dato che lui doveva andar via (e, dicendo questo, non notò assolutamente lo sguardo dispiaciuto di lei), avrebbe semplicemente invertito l'ordine delle operazioni che dovevano portarlo a raggiungere tale obiettivo, vale a dire che avrebbe prima riposto il Mac nell'armadietto e, quindi, sarebbe tornato indietro a consegnare il volume, ottimisticamente confidando che, nel frattempo, il server riprendesse a funzionare. Presto fatto: passato agilmente dal tornello di uscita, ripose il Mac, l'alimentatore del Mac, il cavo per legare il Mac, la custodia del Mac, nonché le fotocopie, la felpa di Star Wars e la matita della Cambridge University Library nel proprio zaino, quindi si accinse a tornare dentro. Notò, vagamente stupito, la folla di persone che si accalcava davanti al tornello di ingresso. Chiese distratto cosa stesse accadendo, e la risposta lo raggelò: IL TORNELLO NON FUNZIONAVA. Cosa mai stava accadendo? C'era un qualche, misterioso legame tra l'inagibilità del server e la rottura dei tornelli? Ma soprattutto: DOVE ERANO GLI IMPIEGATI? A quest'ultima domanda ricevette immediata risposta da un cartello attaccato lì accanto: in quel preciso momento, venne così a sapere, si stava tenendo un'importante assemblea di tutti gli addetti alla Biblioteca. Ecco spiegata parte del mistero. Ciò che occorreva fare, ora, era agire, e al più presto: nessuno avrebbe potuto impedire a Graeca Jones di accedere a una qualsivoglia biblioteca. NESSUNO. Si fece largo, passando tra una timida ragazza bruna e un sorridente giovanotto in giacca e cravatta, urtando quest'ultimo. “Ehilà, amico, te poffino!”, gli si rivolse questi, affabilmente e rivelando un impercettibile difetto di pronuncia: “dove ftai andando? Non fi può paffare!”. “Dobbiamo fare qualcosa, per Bacco”, rispose Graeca: “devo assolutamente rientrare”. “Eh, amico, tutti dobbiamo rientrare. Ma dobbiamo afpettare che qualcuno ci apra, perché i tornelli non funfionano”. “Tu non capisci!”, e qui Graeca sembrò perdere il suo consueto sangue freddo: “Non c'è tempo da perdere!
Io devo riconsegnare un libro!”. Lo sguardo dell'altro si fece immediatamente serio, e quegli gli disse, subito solidale: “Forfa, diamoci da fare, allora!” e poi, rivolgendosi agli altri utenti in attesa: “Coraggio! Quelli più atletici, provino a fcavalcare il torn...”. Non poté finire di parlare. Alla sua destra, infatti, qualcosa attirò la sua attenzione: un ragazzo che reggeva in mano un Acer stava passando proprio in quel momento la tessera al tornello di uscita. “Noooooo!! Fermo! Fermo!!!!”, il giovane in giacca e cravatta gli fu subito di fronte: “Fe paffi di qui, non potrai più tornare dentro!!”. Il nuovo venuto, per nulla intimidito dal tono preoccupato dell'altro, gli spiegò che era a conoscenza della situazione ma che, per sua fortuna, doveva uscire per andar via, e non sarebbe dovuto rientrare. Nel dire questo, passò distrattamente la tessera nel lettore, scoprendo che... Neanche il tornello di uscita funzionava più! Per un istante, i due si fissarono negli occhi, in silenzio. Tutta la gravità della situazione sembrava scorrere tra l'uno e l'altro, comunicandosi al nuovo venuto che, facendosi subitaneamente pallido, esclamò: “Oh santo Cielo... Dio mio, aiutami. Sono prigioniero!”. “Ftai calmo, amico! Vedrai, ti tireremo fuori di qui!”, tentò di rassicurarlo l'altro. “E come farete? Non potete entrare! Oddio, oddio come faremo! Siamo perduti!!” Il ragazzo in giacca e cravatta si accorse troppo tardi che il nuovo venuto stava per farsi prendere da un attacco di panico. Ma Graeca Jones
no. Già ai primi gemiti si era avvicinato ai due, in silenzio. Fu solo quando il ragazzo con l'Acer iniziò a tremare che, con tono di voce fermo, gli parlò: “Coraggio, non perdere la calma. Ti faremo uscire di qui. È una promessa, e ricorda quello che ti dico, amico: Graeca Jones mantiene
sempre le sue promesse.”
Lasciando i due giovani accanto al tornello di uscita, si avvicinò risoluto a quello di entrata. Lo scavalcò agilmente e, una volta dentro, aprì un varco agli altri utenti che, in quel momento di completa anarchia, entrarono senza mostrare la tessera. Una volta impadronitisi della situazione, gli utenti si sparpagliarono selvaggiamente, come bestie feroci a cui vengano inavvertitamente lasciate aperte le gabbie: chi al bancone Prestiti, chi alle Riproduzioni, chi nelle sale di consultazione. I più coraggiosi provarono anche ad utilizzare i pc, ma senza risultati. La situazione sembrava disperata. Guardandosi intorno, Graeca vide il ragazzo in giacca e cravatta che aiutava quello con l'Acer ad allontanarsi, tenendogli una mano intorno alle spalle e guidandolo verso gli armadietti. Erano al sicuro. Ma lui, lui non poteva ancora mettersi in salvo: aveva un libro da riconsegnare e, computer o meno, impiegati o meno, l'avrebbe fatto. Tornò quindi, risolutamente, al bancone della sala di consultazione dal quale si era allontanato poco prima. La ragazza era ancora lì e, inaspettatamente, sembrava avere il controllo della situazione. “Oh eccola, dottor Jones! La stavo aspettando”, lo accolse con un sorriso rassicurante. “Eccomi, mi dica.”, le si rivolse lui con voce ferma. “Può andare, ci penso io. Mi lasci pure il libro, provvederò poi io a scaricarlo una volta che i server riprenderanno a funzionare.” Il nostro Graeca, non fidandosi completamente della bella sconosciuta, le chiese come sarebbe stato possibile, senza la sua tessera. E qui, lei gli svelò quanto sapeva: “Ho parlato con un responsabile, sono riuscita a scovarlo mentre si era assentato dall'assemblea per prendere un caffè. Ha detto che possiamo usare questa procedura.” Il sorriso che gli rivolse rivelava che diceva il vero. Era fatta: quella ragazza dall'aspetto ingenuo gli aveva salvato l'ora del pranzo. Non poteva non fare qualcosa per lei. “La ringrazio di cuore”, sbirciò il suo nome sul cartellino che portava sul golf, “Sandra. Posso offrirle qualcosa, per sdebitarmi?”. A Sandra non sembrava vero: quel giovane dall'aspetto così interessante, dall'andatura così sensualmente dinoccolata, le stava offrendo “qualcosa per sdebitarsi”! Stava già aprendo la bocca per accettare, entusiasta, quando lui aggiunse: “Avevo proprio voglia di chiacchierare con qualcuno. Ho letto un articolo interessantissimo su Cabanis e voglio proprio discuterne con lei, che ne dice?”. Il sorriso le morì sulle labbra. “Oh no!”, pensò. “Eccone un altro che parla solo di quello che studia, che noia!”. Fu così che, seppure a malincuore, rifiutò l'invito di Graeca.
Ella non sapeva, mentre guardava il nostro eroe allontanarsi sovrappensiero, ad ampie falcate, che, in effetti, quell'articolo sull'interpretazione antimaterialistica di Cabanis... era veramente molto interessante.
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